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Brian Earl ha seguito una strada del tutto sua per diventare un compositore.

Da ragazzo suonò nelle leggendarie fanfare d’ottoni del nord dell’Inghilterra, poi studiò alla Royal Northern College of Music, a Manchester, e a diciannove anni cominciò a suonare il basso tuba nell’orchestra sinfonica di Hong Kong, un lavoro che più o meno nessun’altro voleva a quell’epoca.

In breve tempo scalò in mondo delle orchestre sinfoniche e approdò all’orchestra della Scala di Milano, dove rimase per metà della sua vita. Stabilitosi in Italia, continuò a studiare, dapprima direzione d’orchestra con George Hurst, poi composizione all’Università di Londra. Seguirono le prime esperienze di direzione con l’Accademia della Filarmonica della Scala (precursore dell’odierna Accademia del Teatro alla Scala) e le prime esecuzioni delle sue composizioni, mentre continuava a suonare nell’orchestra del teatro. 

In anni più recenti ha diretto i suoi stessi colleghi degli Ottoni della Scala per quindici anni, e sbarcato in vari altri paesi con le più varie delle composizioni, spaziando da un concerto per chitarra classica e orchestra ad una sinfonietta per solo fiati, dall’intimità di una rapsodia per violino ed arpa ad un balletto di due atti in piena regola.

Più recentemente ci sono state anche escursioni musicali nella musica per il cinema e la musica di scena per il teatro di prosa. Dal 2021 ha lasciato da parte la sua carriera di performer e dedicandosi esclusivamente alla composizione e al sognare.

Dal punto di vista personale, appena arrivato in Italia, si innamorò di Lorenza Cantini, scrittrice e regista stabile di Teatro alla Scala, con cui è stato sposato per trent’anni, fino alla sua scomparsa prematura nel 2021. La Cantini ha scritto per Brian i libretti di due opere liriche e un balletto, e poco prima della sua morte gli ha dato ancora i libretti di una terza opera e un altro balletto, le partiture dei quali sono attualmente pronti ad essere pubblicate e rappresentate.

“La musica, di Brian Richard Earl, godibilissima, di sapore stravinskijano…la scrittura, fresca e brillante.
Ma il tratto distintivo è la modalità canora affidata al narratore…standing ovation per gli interpreti.”

Federico Capitoni – Amadeus

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